Giorgio Viganò

Il collezionismo è un hobby o una lobby? Il collezionista d’arte (contemporanea) è una figura fondamentale nel sistema dell’arte, tanto che quest’ultimo potrebbe sembrare ruotare intorno proprio a tale componente. In realtà il suo ruolo, che oscilla tra quello di complice e quello di cliente, è strettamente connesso a motivazioni culturali ed estetiche ancor prima che economiche.

Il collezionismo è un’arte antica e socialmente importante, e non solo perché molte delle più ricche collezioni private, del passato e del presente, rappresentano il nucleo originario della maggior parte dei musei pubblici, ma perché esso ha assunto sulle sue spalle la latitanza delle istituzioni, riuscendo, da solo, a sostenere buona parte dei costi della produzione e della ricerca artistica contemporanea.
Contrariamente a quanto si pensa, e soprattutto diversamente dal passato, collezionare arte contemporanea non è una pratica riservata ai ricchi, anzi, il valore delle giuste informazioni, di un gusto attento, colto e sensibile, può trasformare una passione in un vero e proprio affare.
Ma quali sono e, soprattutto, dove sono queste giuste informazioni? Che ruolo hanno nel guidare le nostre scelte? In che modo il pubblico può farsi guidare nell’arte contemporanea proprio dalle scelte dei collezionisti, esattamente come è avvenuto nei secoli per l’arte classica? Che differenza c’è tra collezionista, amatore e speculatore? Che ruolo potrebbe avere l’arte contemporanea nella rinascita del nostro territorio?
A queste e ad altre domande ha dato risposta, nel terzo incontro con la popolazione della Scuola Civica d’Arte Contemporanea di Iglesias, un relatore d’eccezione, Giorgio Viganò, direttore della galleria Cart di Monza, uno dei pochissimi collezionisti attenti agli artisti della nostra isola, oltre che generoso sostenitore della nostra avventura didattica.

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