Sottsass sr. e Sottsass jr., sulle tracce di una memoria in Sardegna. Tra Architettura del primo Novecento ed Architettura Contemporanea

Relazione della Prof.ssa Luisella Girau alla conferenza “Sottsass & Sottsass ad Iglesias”, organizzata dalla Scuola Civica Arte Contemporanea, tenutasi ad Iglesias il 30 Aprile 2016 presso il Mercato Civico, all’interno del Progetto CIVICA – percorsi d’Arte Pubblica e Partecipata.

Vorrei in premessa, ringraziare per questo interessante confronto. Gli argomenti e la specificità professionale che intendo illustrare, delinea il lavoro di due autori dell’ Architettura tra 1° Novecento ed Opera contemporanea, attraverso il confronto degli Architetti: Sottsass padre e Sottsass figlio. Due personalità che certamente hanno sviluppato i temi dell’ architettura con i quali si sono confrontati in contesti e culture diverse, e tuttavia le informazioni applicative e vorrei dire le scelte progettuali mostrano un filo conduttore comune. Nel senso che la crescita professionale dei due è talmente attenta e sensibile alle culture dei luoghi con i quali interagiscono professionalmente, che mi pare di ritrovare proprio in questo aspetto, ossia “nella libertà” intellettuale il filo conduttore che caratterizza la loro opera.Con questa apertura infatti, si avvicinano alla comprensione dei luoghi, consentendo ad entrambi di ricercare e scoprire “il senso della meraviglia, delle utilità professionali che la Cultura, anche le più arcaiche e vernacolari da cui poi traggono le soluzioni e le scelte progettuali, i migliori stimoli. Con una volontà esplicita di rispetto dei luoghi urbani storici, dei luoghi o siti di valenza ambientale, anche quando si tratta di edifici per attività industriali o di pubblica utilità. Similmente avviene nelle attività professionali che riguardano temi differenti come il municipio, la scuola, l’edificio di azienda industriale o dello stabilimento balneare, o le stazioni ferroviarie e così via.
L’ opera architettonica di Sottsass S. vede dal 1908: data di avvio del proprio praticantato fino al 1963 data della morte, la realizzazione di circa 300 progetti. Un’eredità importante fondata anche sulla formazione alla scuola d’arte e mestieri. Si vuol dire di quella sensibilità alla manifattura delle Arti applicate che poi formerà anche il figlio prima del percorso universitario alla facoltà di Architettura.
Vienna ed Innsbruck sono il contesto nel quale Sottsass S. vive e lavora. In questo senso, il fervore culturale e sperimentale della secessione viennese di cui sono protagonisti tra gli altri: Otto Wagner, Hoffmann, Adolf Loos, Klimt e poi l’ adesione al Movimento Internazionale dell’ Architettura Razionalista a Torino, con Pagano, Libera, Levi Montalcini, Aloisio ed altri; rappresentano le fonti e le strette collaborazioni da cui attingere per costruire la loro personalissima sensibilità umana e professionale. Uso il plurale poiché a partire dal 1917 nella avventura delle idee, che accomuna entrambi, ci sarà anche il figlio Ettore. Che come lui stesso dice: per tutta la vita respira e vive in tale spazi “domestici” con tavoli da disegno, tiralinee, grafos, lucidi, tavole acquerellate e tanto pensare e riflettere sulle soluzioni da adottare nelle attività o temi professionali.Per lavoro si muove e si muovono molto, insieme a partire dagli anni ’50, quando vorrà coinvolgere Ettore nelle commissioni che venivano dalla Sardegna. In realtà, andavano dove il lavoro c’era e comunque sempre costruendo con la massima apertura intellettuale, professionale e molta determinazione, dotata di contatti, conoscenze o amicizie, poi evolute (soprattutto per il padre) in opportunità di lavoro. Prima in Trentino Alto Adige, Piemonte o Val d’Aosta. Ma anche città come Milano, Torino, Marina di Massa e poi la Sardegna; sono le Regioni che hanno visto incidere sulla loro terra, la memoria umana e professionale, così che oggi possiamo ritrovarne “le tracce” anche qui ad Iglesias.
Dicono che sono sufficienti 7 secondi per la “scintilla”. In questo caso è stato il reportage in Sardegna che Ettore Sottsass J. ha pubblicato nel 1951 e che mi è capitato per caso tra le mani, a portarmi sulle tracce dell’ uomo/architetto, fotografo/design/artista, che nel 2001 viveva a Milano. Così invitata ed incuriosita da Gianni Pettena con cui ho collaborato e lavorato in diverse occasioni professionali, soprattutto espositive, ho iniziato questa conoscenza che non mi ha più abbandonato. A partire dalla identificazione dei lineamenti di un progetto di ricerca che doveva ritrovare le origine del loro lavoro in Sardegna dato che a quella data le pubblicazioni presenti non rendevano merito a quel lavoro.
Lo stesso Ettore lo ha ritrovato per il mio tramite. Tra studio dei faldoni del benemerito archivio dell’ allora società industriale per le attività minerarie ed indagine diretta. Alla ricerca dei disegni, degli acquarelli, piante, sezioni, reportage fotografici o rilievi architettonici elaborati in collaborazione con l’ Arch. Cavallucci, che consentissero l’identificazione delle tipologie progettate e realizzate nel quartiere operaio di Col di Lana ad Iglesias. Si è trattato di ricostruire il progetto di un quartiere e soprattutto comprenderne il contesto operativo, progettuale ma anche concettuale, rispetto all’architettura modernista di quegli anni. Pur nella differenza dei temi professionali affrontati.

Vediamone alcuni:

C:UserseleonoradimarinoDesktopConvegno Iglesias_Girau-aprile
In questa immagine si osserva un’insolita tipologia: municipio e scuola in un’ unico edificio le cui funzioni moderne interagiscono, pur nella distinta identità: ricerca del raccordo stilistico con l’antico ed il C. St. tramite il volume della loggia e con il tetto a padiglione. L’ adesione al MIUR infatti non impedisce che i due edifici: municipio e scuola mantengano la loro identità e funzionalità anche stilistica distinte….

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Nella chiesetta si osserva chiaramente la valorizzazione ai richiami del costruire che si rifà alla tradizione. Spazio circolare molto domestico e spazio di una comunità che condivide i principi religiosi e che sceglie per il tetto: l’ antica arte della struttura lignea, con queste bellissime capriate a sostegno del cono-capanna. Tra gli obiettivi: emerge l’arricchimento decorativo interno e la dimensione del tetto più ampio del diametro della stessa pianta poligonale, sostenuto da un circolo di pilastri a sezione circolare, utili a definire un porticato esterno, godibile nella bella stagione….. Poi si vedrà come questo lavoro contenga alcune fonti, della sensibilità in progress o della “memoria” di uno dei lavori del figlio (cfr. casa Wolf)…

Nelle due Opere sotto illustrate (Officina meccanica e stazione ferroviaria), cominciano ad osservarsi alcune scelte progettuali di maggiore “modernità”. Si riconoscono le ampie finestre nel primo, già visto nel municipio, i pilastrini rotondi del porticato nella stazione ferroviaria, ed un’ attenzione tutta moderna nella funzionalità della pianta ad angolo dell’ edificio, dove al piano terra era allocata l’officina ed al 1° piano l’abitazione. Nella torretta: il logo “garage” a segnalarne l’attività.

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Nella scuola elementare di Predazzo lavora anche Ettore. Dalla pianta chiaramente modernista, dotata di un portico leggero, questa bella scala in cemento industriale ma dagli spigoli arrotondati, e con i parapetti così sottili, si evince un chiaro interesse per la prefabbricazione. L’edificio, offre uno spazio vitale molto luminoso, con grandi finestre a nastro. Tale scelta è inoltre accentuata dall’orientamento. Mentre i tre corpi di fabbrica sono raccordati dalle superfici dei prospetti differenziati in alcune parti a bugnato. Si evidenzia in questo lavoro, un progetto con sicuro equilibrio compositivo ed alta qualità formale.

C:UserseleonoradimarinoDesktopConvegno Iglesias_Girau-aprileA Varena si osserva di nuovo l’attenzione alla cultura “antica”, rurale e storica dell’intorno con la ricerca progettuale fondata sulla diversità delle modanature architettoniche e di stile degli archi, dei rettangoli o dei volumi aggettanti, con un continuo gioco di raccordi compositivi che consente l’affiancarsi armonizzato di differenti funzionalità dei corpi di fabbrica.

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In questa immagine: la sobrietà compositiva della facciata è realizzata dal semplice rivestimento in marmo bianco, dalle profilature di ingressi, pensiline e vetrine in marmo verde con l’ anomalia della finestra ad oblò. Interessanti in proposito anche le scelte progettuali degli interni adottati per il cinema/albergo diurno Savoia di Aosta. Dove la diversità delle funzioni “arricchisce” le soluzioni del progetto e la stessa selezione dei materiali: finestre strette verticali accostate a finestre orizzontali; ….Rivestimenti di marmi rosa, si alternano a strisce di marmi verdi. In questo lavoro si ritrova “qualche rimembranza” di tali cromatismi. Vedi gli interni dell’ aeroporto di Malpensa, nel progetto del figlio Ettore. La stessa policromia dei marmi e quindi l’ attento uso del colore, che qui
si osserva, è l’anticipazione sensibile applicata, ricercata poi da Ettore, nei suoi lavori per il mondo.

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La casa economica per residenze popolari promosse dall’Istituto Fascista è stato realizzato in modo fedele rispetto al progetto ed occupa l’ intera area, secondo intenti scenografici. Si osservi, in corrispondenza dello smusso tondo, il risultato formale verso la piazza. Nel 2° invece pur rimaneggiato, si osserva e si intende chiaramente, la differenza di ispirazione razionalista….

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La casa del fascio è invece di aspetto austero. Oggi abbattuta a causa dei bombardamenti, rispetta le armonie dei volumi affiancati: palestra ed entrata principale e solo la bassa torretta segnala la funzione “ufficiale”. A fianco per l’ orfanotrofio di Moncalieri, si assiste a fasi di crescita dell’ edificio variamente differenziati: solo piano terra, poi, un piano, poi due e vari adattamenti e ristrutturazioni funzionali. Con i contributi professionali di Rocca e Rabino che ne determinano i rimaneggiamenti e le diverse destinazioni d’ uso. Di Sottsass S. resta la bellissima pianta, con le esedre poste ai margini dell’ asse trasversale, la sequenza delle aperture e l’ involucro murario…

C:UserseleonoradimarinoDesktopConvegno Iglesias_Girau-aprileOrmai in disuso, sarà trasformato in un supermercato. L’edificio conserva le fattezze compositive previste da Sottsass S. Sembra quasi un disegno di Hopper….bellissimo!

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In questo quartiere di case popolari finanziate dall’INA Casa, negli anni ’50: si osserva l’attenzione ai “casoni rurali” della tradizione agricola torinese ed in particolare di Stupinigi. Sottsass infatti nel progetto del blocco a lui riservato, sceglie una pianta ad “U”, quasi a formare una corte interna, ma chiusa verso l’esterno. Si sceglie inoltre il rosso mattone, così come si vedrà poi in alcune tipologie ad Iglesias. Molta l’attenzione al dettaglio, alle finestre/balconi aggettanti, alle pensiline….sempre leggere con sottili pilastri a sezione circolare….

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Ed ecco il lavoro per il progetto poi realizzato a Col di Lana, Iglesias. Vengono considerati: gli edifici esistenti, gli alloggi a diversa tipologia per 2, 4, 6 letti; al centro i servizi. la scuola elementare, la palestra, piazzale da gioco, asilo nido, refettorio, trattoria, bar, negozi, sala riunione, cinema; chiesa la piscina decentrata, gli spogliatoi, la vasca per i bambini, il campo sportivo, gli orti comuni, l’ orto sperimentale, la casa popolare.
Molte le scelte di progetto già identificati per questo tipo di temi. Tecniche costruttive poco costose che utilizzano i materiali del luogo come la pietra pomice nell’impasto del cemento ma, certamente si nota una evoluzione tipologica molto attuale. Sono numerose le tipologie planimetriche in relazione ai nuclei familiari ed alle stanze dei singolo appartamenti. Studiano gli interni e l’arredamento, con più di 8 tipi di serramenti, i parapetti delle scale nelle “tipologie a schiera” che sono certamente pensate con i criteri della prefabbricazione ma non è tutto: in Sardegna, terra che amano molto e con la quale hanno tessuto rapporti non solo di lavoro ma anche di amicizia, si sceglie un approccio progettuale profondamente rispettoso della nostra cultura. La variabilità delle tipologie presenti infatti, richiama ed esprime la conoscenza della cultura rurale, quasi arcaica che Ettore si diverte a descrivere, fotografare, registrare come fossero un reperto di primordiale civilizzazione.
Così si disegnano: case a capanna, case a schiera per la maggior parte di 2 piani. Gli orti, i
giardini, ed il quartiere dotato di un nuovo paesaggio da creare. Persino gli orti collettivi e la casa del popolo. Certo questa scelta va oltre la condivisione del primo o del secondo razionalismo. Tutto considerava la possibilità di un quartiere autosufficiente, con la piscina, la scuola fino a definire le dimensioni planimetriche adeguate al modulo della piastrella di 20 cm x 20 cm utile ad eliminare sfridi o sprechi. Conoscevano a tal punto la tradizione culturale dei nostri “moderni” operai che si è considerato il gran numero di ore passate all’aperto delle famiglie. Vuoi per il clima particolarmente favorevole e spesso afoso; ma soprattutto per l’integrazione con l’attività agricola: raccogliersi nei loggiati a pulire le mandorle o lavorare i piccoli giardini per alcune necessita familiari. Così scelgono un orientamento geniale: mai adottato in Sardegna, disporre le zone giorno a nord, così da poter godere per la maggior parte della giornata di un po’ di frescura ed ombra tanto ricercata, per la maggior parte dell’anno e soprattutto d’ estate.

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Straordinario poi, l’intervento progettuale per la casa Meloni ed il raccordo murario e formale con il preesistente costruito. Diventa infatti una residenza unifamiliare raffinata, con la piscina, il prato, lo studio, la pergola che vede e delimita il prato. I servizi e la stanza matrimoniale si evolvono geometricamente, da una struttura ortogonale ad una curvilinea, come per avvolgere lo spazio vitale della famiglia Meloni. La prospettiva disegnata a china inoltre, fa comprendere l’ attenzione alla tradizione dei muretti a secco o della pietra a spacco, scelta non solo per praticità, ma anche per armonioso richiamo e sintonia col luogo nel quale l’opera architettonica è inserita. Tale sensibilità di dettaglio, nei particolari costruttivi, per i materiali o per il disegno degli oggetti o per le cose domestiche, quella attenzione curiosa alla nostra antica cultura, è testimonianza il diario fotografico del reportage in Sardegna. Dice Ettore: “All’esterno davanti alla casa una solida porta che
“chiude” la casa e che dà sulla strada,c’è soltanto qualche panca per riposare nelle sere calde”.

REPORTAGE IN SARDEGNA
Sottsass J. giunse in Sardegna con il padre, con al seguito la giovane moglie: Fernanda Pivano. Erano gli anni delle prime traduzioni dall’inglese dei poeti della beat generation, pubblicate proprio dalla Pivano, che così contribuiva a far conoscere quella Cultura on the road, proveniente dagli Stati Uniti, anche in Italia. Amavano la Sardegna e si fermarono per lunghi periodi ad Iglesias. Dei lavori professionali in Sardegna oltre ai già citati, ricordiamo i numerosi interventi di edilizia popolare per le zone minerarie dell’Argentiera, di Quartu S. Elena, i mobili per una scuola elementare, e quella di Siliqua ed il programma di allestimento della IV Fiera delle attività industriali e commerciali di Iglesias nel 1950 di Sottsass J. Certo non si può non pensare alla esperienza pionieristica che quelle attività hanno comportato. In una terra tutta da scoprire, povera ed isolata. Si è trattato a volte, di non dormire per 7 giorni,come è capitato all’ing. Veronelli che vedeva doppio o ad Ettore che non dormiva da tre. Fernanda Pivano ci racconta che seguiva i lavori, distribuendo panini caffè, birra ma soprattutto cibalgina, simpamina, collirio, adistonina. Con barbe sempre più lunghe e passo affaticato. Gli operai che cadevano o rischiavano di restare fulminati da una scarica di alta tensione. Poi le navi, con i tubi di alluminio, il legno, che non arrivavano. La necessità di modificare all’ ultimo minuto le dimensioni degli stands della Montevecchio e della Montecatini, rispettivamente di 600 e 120 mq.
Strascicandosi per l’intenso impegno ed eseguendo personalmente i montaggi…. Inoltre come scrive nella relazione di progetto Sottsass S. “…Nessun sviluppo edilizio si è avuto nel centro urbano per quanto riguarda le case popolari,…” Poiché tale bisogno di alloggi, pur avendo nel 1949: 4.300 lavoratori impiegati in miniera tra Monteponi, Bacu Abis, Pertusola a Buggerru, nell’Argentiera ecc… non rientrava negli interessi delle aziende minerarie, che infatti, demandava ai privati tali attività edilizie, che però insistendo in zone talmente povere, risultavano prive di prospettive di lucro.
Lo stesso Alto Commissario ai LL.PP. prese atto della grave situazione che necessitava di una bonifica in ragione dei più elementari principi di umanità e civiltà. Consapevolezza documentata dall’inchiesta regionale sulla ricostruzione e resa fattibile e poi attuata dai fondi del piano Fanfani tramite l’istituto INA-CASA. Dunque molti denari arrivano in questa terra, dove tutto era povero…con l’intento di offrire dignità civile, umana, quotidiana o di servizi alla nostra gente.
Ma non solo, il lavoro è prezioso ed offre dignità a tutti. Così soprattutto il padre in quegli anni, si adoperò per buone relazioni con l’arch. Foschini, allora dirigente, competente per i progetti finanziati dall’Ina-Casa che in media ammontavano a 100 milioni, che venivano concessi ai Comuni, in due modi utili per conferire l’ incarico della progettazione: tramite concorso o ricevendo da Roma progetti-tipo già pronti. Libera stesso, che aveva relazioni con l’ Istituto lo tranquillizza.
Allo stesso tempo intreccia relazioni di fiducia ed amicizia con i sindaci e le amministrazioni comunali. Si preoccupa infatti che certi moduli (il famoso mod. S.I.5 da spedire entro 15 giorni dallo stanziamento della delicata procedura), siano ben compilati e non finiscano in mani non gradite, ma anche per seguire da vicino l’ iter ed i canali dei finanziamenti e sostenendo il Fadda o gli altri amministratori in queste occasioni importanti di pianificazione delle case economiche e popolari. Come quando domanda “…mio figlio avrebbe avuto piacere di conoscere i nomi dei Comuni ai quali Lei aveva fatto fare a suo tempo la domanda per l’assegnazione dei fondi INA. In cambio seguiva da vicino i risultati delle assegnazioni e programmavano una visita a tutti i comuni beneficiati.

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D’ altra parte il lavoro non faceva paura, disponibili a sopportare le fatiche o le incertezze anche del concorso se necessario o di contribuire con suggerimenti operativi di totale fiducia come quando autorizza: metta pure la mia firma sulla copia. Seguendo con intenti di precisione professionale ma anche di amicizia, con le persone che andava conoscendo. “…ci pensi bene a queste cose che potrà servire al momento opportuno. Mi saluti tanto gli amici della pensione, i suoi genitori, le signorine madrine…ecc….mi scriva presto SOTTSASS.

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In ogni caso interesse professionale, stima e relazioni di fiducia caratterizzano gli epistolari. Ed allo stesso tempo una grande partecipazione. Come quando tiene a dichiarare: “…sono molto lieto del decisivo impulso da Lei dato alla splendida iniziativa…da parte mia le assicuro che la collaborazione sarà entusiastica e precisa il più possibile…” (lettera al sindaco di Iglesias).

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Nel mentre tra “viaggio” nella nostra cultura arcaica che ad Ettore J. doveva apparire come un reperto prezioso di civilizzazione, di sostanziale equilibrio tra uomo e natura; si eseguivano i lavori del quartiere operaio a Col di Lana, di cui negli anni ’50, ha seguito senz’altro la direzione dei lavori nonché le pratiche a Roma, e che chiamavano il “Piano regolatore del Villaggio”. Informando minuziosamente il padre sull’andamento del cantiere.
La struttura portante è semplice e senza armature con blocchi di granulato di pomice-cemento del posto, delle dimensioni di 25x30x50 mentre la muratura dei divisori è di 8x25x50. Solo negli angoli o nei cordoli sono infilate delle armature di rinforzo, poste nei fori dei blocchetti e poi riempiti di cemento. Similmente per i solai intermedi o quelli di copertura usano il granigliato di pomice per la leggerezza e per le caratteristiche isolanti.

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Sono contento risponde, che la nuova strada alta diventi bella e comoda…dal punto di vista formale la composizione è aperta. Con la bellissima planimetria che rende l’ idea di quanto amassero proporci cose utili ed una nuova qualità di vita, pur rispettando la nostra tradizione rurale ed anzi attingendo a piene mani. Non era facile se si considerano i “casermoni” più adottati per tali necessità di residenze economiche, per’altro alcuni già realizzati a Col di Lana. Trovano però un’armonia tra cultura vernacolare e tempi moderni sia negli interni e sia per il quartiere pensato e progettato con l’ intento di rompere il “rettangolismo”, determinando capo schiere con angoli molto ottusi od inclinate rispetto al lotto. Alcune tipologie richiamano persino quelle antiche che Ettore andava fotografando (soprattutto quelle a capanna ad un piano). C’è soprattutto creatività e condivisione nel disegnare così tante tipologie perché tante erano le famiglie da insediare: 2 letti, 4, 6 letti. Per complessivi 176 alloggi. Ognuno col proprio orto, porticato, terrazzo, per una vita di comunità che si pensava migliore, in equilibrio tra desideri e possibilità.

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C:UserseleonoradimarinoDesktopConvegno Iglesias_Girau-aprileC:UserseleonoradimarinoDesktopConvegno Iglesias_Girau-aprileC:UserseleonoradimarinoDesktopConvegno Iglesias_Girau-aprileNon sentite qui in questa casa e nel museo dell’arredo contemporaneo, più sotto, l’eco lontano ed affettuoso dell’ albergo diurno “Savoia” degli anni ‘30, con le sue balconate blu metallico? Gli innumerevoli dettagli di design innovativo per le lampade, le griglie dei termosifoni, le sfumature rosa dell’atrio. Tanto che la stampa dell’epoca definiva i lavori di Sottsass S. “modernità pieni di brio e di colore”….

C:UserseleonoradimarinoDesktopConvegno Iglesias_Girau-aprileC:UserseleonoradimarinoDesktopConvegno Iglesias_Girau-aprileC:UserseleonoradimarinoDesktopConvegno Iglesias_Girau-aprileC:UserseleonoradimarinoDesktopConvegno Iglesias_Girau-aprile

Vi chiederete per quale motivo ho scelto quale ultima immagine, questa: un luogo di lavoro
interdisciplinare, libero, comunicativo, semplice come sarebbe piaciuto ad Ettore. Soprattutto se si pensa di intervenire sul Mercato Civico Ortofrutticolo di Iglesias. Oggi attribuito al padre che tanto amava. Quando guardava i suoi disegni diceva sempre: come avrei voluto farli io. Eppure la Sua è una storia di grande innamoramento della Disciplina, così come è stato per il padre e se un percorso di nuova comprensione è possibile trovarla; questo lo identifico in un processo di comunicazione. Proprio come l’ immagine del suo archivio suggerisce….. Dove la procedura tecnica può approfondirsi con l’ applicazione sperimentale degli strumenti della comunicazione e della progettazione partecipata con i fruitori dell’ Edificio.

***
I focus group in questo senso, possono essere finalizzati al recupero di informazioni/scelte per la messa in valore dei punti di forza della struttura/edificio o viceversa per la comprensione dei punti di debolezza. Possono essere presi in considerazione i desiderata dell’ utenza, formulati con veri e propri intenti di progettazione. Può essere un’occasione di “brio e di colore” del fare Arte ed esprimersi nel contemporaneo, per il tramite della sensibilità ancora viva e presente che Ettore Sottsass ci ha lasciato…
Fai quello che sai di dover fare ed ogni tanto fammi sapere come stai, diceva, nel frattempo ti mando i miei ricordi: “ erano tempi poveri, tempi poveri in tutti i sensi. Povera la società italiana, povera la società sarda, poveri i mezzi, povero tutto. Il minimalismo non era uno stile ma una condizione.
Malgrado tutta questa povertà abbiamo tentato comunque con mio padre di salvare nell’
architettura quel tanto di possibile aderenza a quella vita della cultura agricola che aveva trovato sembra un certo equilibrio tra desideri e possibilità…forse con mio padre immaginavamo un luogo per una vita un po’ più poetica di come è diventata la vita contemporanea, la vita del cosiddetto benessere…”
Vi ringrazio per l’attenzione.

BIBLIOGRAFIA (1) L. Girau, Un’esperienza di buona pratica per la valorizzazione dell’ Opera Architettonica: il Mercato Civico di Sottsass S.; presso la Scuola Civica d’Arte Contemporanea di Iglesias, 30 aprile 2016.
Cfr. il volume edito da Testo & Immagine, TO, 2001, di Gianni Pettena ”Sottsass e Sottsass”. Vedi anche la Rivista scientifico/culturale “Arte, Architettura,Ambiente” n. 3/giugno 2001 e n.4/apr- giu/2002; pagg. 41 e ss: Tip. Pisano, Cagliari 2009; ed inoltre la sua divulgazione in internet, nel sito www.luisellagirau.com
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