“Stuck inside of mobile with the Memphis blues again”. Ettore Sottsass jr. e il design industriale in Italia.

Nel secondo Dopoguerra il design italiano imbocca una via originale rispetto al resto d’Europa, basandosi non su certezze scientifiche con cui ridisegnare il mondo, ma sull’unica forza che, in assenza della politica, avrebbe potuto modernizzare realmente il paese: la creatività.

La mancanza di una seria politica industriale, e la presenza (ancora oggi) di una miriade di piccole e medie imprese, spesso semplici laboratori artigianali, ma con una qualità professionale altissima, sia nella manodopera che nella capacità di sperimentare, lascia ai designer la libertà di collaborare in totale autonomia. Gli industriali più accorti capiscono immediatamente che produrre oggetti non solo funzionali ma anche belli può essere fonte di guadagni, e i designer possono creare liberamente senza dipendere dall’industria, in un proficuo lavoro di collaborazione indipendente. Si lavorava con la stessa leggerezza sia per la grande produzione in serie, che per piccole realtà quasi artigianali ma dal grande valore aggiunto. D’altronde in Italia la modernità arrivò prima negli atelier dei Futuristi, per poi diffondersi nella società e nelle fabbriche.

La formazione di Ettore Sottsass, diversamente dai designer europei, si svolge in un ambiente internazionale, soprattutto in Oriente: frequenti viaggi in India, in Nepal, in Birmania, gli permettono di sviluppare una visione della vita come accettazione delle leggi cosmiche, e ricerca di equilibrio fra l’uomo e il mondo. Contemporaneamente soggiorna negli Stati Uniti, piena antitesi mentale, fisica, economica ed esistenziale rispetto all’India, ma pur sempre un aspetto del mondo, una faccia diversa della stessa realtà. Qui ha modo di frequentare poeti e scrittori della Beat generation che la moglie Fernanda Pivano stava traducendo per il mercato italiano, e aderisce alla Pop Art, in una sintesi di derivazione induista, nella quale miseria e ricchezza sono solo due aspetti della stessa realtà. Per Sottsass il giudizio estetico precede quello morale: il brutto è immorale. La nuova realtà dovrà avere una qualità estetica, e questo deve essere il contributo del designer, o meglio il suo contributo come designer. Particolarmente felice è l’incontro con due realtà separate dall’oceano, ma affini come visione del mondo: la Olivetti a Ivrea e lo studio newyorkese di George Nelson. A New York impara ad abbandonare la concezione di sé stesso e a vedere il proprio lavoro come mezzo per capire dove va la società, la storia e l’umanità, e  può sperimentare l’uso creativo di nuovi materiali. Alla Olivetti  raccoglie la sfida di un’azienda unica e diversa, “leggera”, in un panorama industriale che imboccava la via del fordismo “pesante” e della nuova organizzazione “disciplinare” del lavoro. Con Olivetti si instaura un rapporto etico, che gli permette grande libertà creativa. È una collaborazione esterna, senza dipendere dal marketing aziendale, in piena sintonia con i tecnici, uniti in una visione di cambiamento dell’industria in funzione della società contemporanea, laddove  Dieter Rams ambiva a plasmare il mondo sul modello della Braun. Nel design di Sottsass convivono la nostalgia del passato, il misticismo e la dissacrazione di Oriente e Occidente, le architetture delle metropoli e gli spazi aperti dei villaggi, le qualità non misurabili del progetto industriale. Il Pop viene accettato come parte della società consumistica, così come la creazione di oggetti non economici, ma utili perché belli, perché la loro qualità abbellisce il mondo. Due casi esemplari sono i “Menhir, Zigurrat, Stupas, Hydrants e Gas Pumps” realizzati in ceramica per la Bitossi, e la macchina da scrivere economica “Valentine”  della Olivetti. Con la ceramica è possibile sperimentare, e le “torri” ispirate alle forme archetipe della nostra civiltà si contaminano con le stazioni di servizio americane, in un agile crossover tra spiritualità indiana e civiltà dei consumi, creando “Strani attrattori”, antenne che collegano momenti diversi nel tempo e nello spazio, catalizzatori e liberatori di percezione.

valentine3La Valentine in plastica ABS nasce da una duplice visione: un prodotto economico, la “penna biro” delle macchine da scrivere, e la sua portabilità, l’idea di poter scrivere in spiaggia, all’aperto, con la giacca poggiata per terra e i piedi scalzi: lo chassis della macchina si integra con un guscio che prende il posto della classica valigetta. “Compasso d’oro” nel 1970, oggetto Pop per eccellenza con i suoi colori accesi e il contrasto del giallo dei rocchetti del nastro, simbolo di libertà e ribellione giovanile. Sicuramente troppo avanzato per i tempi, sostenuto da una campagna pubblicitaria alla quale partecipò lo stesso Sottsass, sarebbe potuto diventare ciò che oggi è l’Ipad della Apple ma, a causa delle scarse vendite, uscì prestissimo di produzione. Per avere un’idea dell’impatto che ebbe nella società non solo italiana, Stanley Kubrick la inserì nella camera di Alex in “A clockwork orange”, perché pensava che se mai Alex avesse comprato una macchina da scrivere, sarebbe stata senza dubbio una Valentine. Sempre nel campo della sperimentazione dei materiali sono da ricordare i “Mobili grigi” in fiberglass per Poltronova del 1968, in particolare lo Specchio “Ultrafragola” e il Letto “Elledue”, dove reminiscenze michelangiolesche e botticelliane, unite alla visione di forme che emergono dall’acqua, interpretano appieno lo spirito antiborghese che si respirava nelle facoltà universitarie. Il grigio inteso come mescolanza di colori manifesta la contaminazione fra America, India ed Europa.

SALONE-DEL-MOBILE-2015-trend-1.-MEMPHIS-e1432216888856Per concludere un cenno sulla fondazione del gruppo Memphis, che proiettò sulla scena internazionale il nuovo design italiano: in Memphis convergono la passione per ciò che è anticonvenzionale e il gusto della sperimentazione dei materiali, in questo caso ancora la plastica. Per la precisione il laminato plastico che, duellando sul filo del kitsch e del divertissement con i legni pregiati da sempre usati per i mobili, in un caleidoscopico mondo di colori, pattern grafici e forme ironiche, decorative e estrose, celebra “L’insostenibile leggerezza dell’essere” degli anni 80’, il melting pot dove cultura alta e cultura popolare convivono felicemente alla ricerca del divertimento e dell’oggetto che emoziona e stupisce per la bizzarria delle forme. In poche parole Sottsass. In Memphis vediamo la sua abilità nello scoprire e collaborare con giovanissimi designer e architetti che diventeranno star internazionali, l’approccio collettivo basato sul dialogo e la condivisione di spazi comuni, che diventerà pratica diffusa nelle aziende informatiche della Silicon Valley. E ancora il suo spirito tutto postmoderno nel coniugare cultura alta e bassa, Memphis capitale dell’ Antico Regno Egizio, ma anche “Stuck inside of mobile with the Memphis blues again”, il brano tratto da “Blonde on blonde” di Bob Dylan che, dopo essere stato suonato tutta la sera durante la riunione per la formazione del gruppo, si era incantato, come succedeva spesso con i vinili, sulle parole “… with the Memphis blues again”.

Memphis fu il design industriale che restituisce all’oggetto l’aura perduta, la bellezza “leggera” e gioiosa che raccontava Calvino nelle sue “Lezioni americane”, il “look” come “sostanza precipitata”, la “Nuova spettacolarità” del teatro d’avanguardia italiano e il successo americano della moda italiana, la New wave  italiana, Massenzio e “L’estate romana” di Renato Nicolini, Carmelo Bene, la musica elettronica, la “cravatta doppia” di Versace, “Quelli della notte” e i gilet futuristi di Renzo Arbore, i Mondiali in Spagna dell’82,  Milena Canonero che in “Miami vice” lancia un nuovo modello di uomo con la barba di tre giorni che indossa  abiti Armani con le espadrillas… il tutto declinato in una miriade di oggetti già da collezione al momento della loro uscita, librerie, cravatte, letti, lampadari, teiere, vasi, divani, poltrone, lampade da tavolo, sedie, tavoli, armadi.

Tullio Tidu

(Relazione conferenza “Sottsass & Sottsass ad Iglesias”,  organizzata dalla Scuola Civica Arte Contemporanea, tenutasi ad Iglesias il 30 Aprile 2016 presso il Mercato Civico, all’interno del Progetto CIVICA – percorsi d’Arte Pubblica e Partecipata).

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