Ettore Sottsass. Storia – Teoria – Progetto

 Il progetto per il villaggio operaio di col di lana rappresenta un simbolico passaggio di consegne tra padre e figlio: l’intervento infatti è l’ultimo progetto di rilievo di Ettore Sottsass senior e il primo di Ettore Sottsass Jr. Esso esprime la piena maturazione della ricerca del padre, ereditata dal figlio che farà propri, nelle opere di architettura realizzate nel corso della sua attività professionale, i principi e il linguaggio.


Ettore Sottsass Sr. nasce in Trentino, nel 1882. Dopo aver terminato il corso di costruzioni civili presso la Werkmeisterschule di Innsbruck, nel 1914 inizia gli studi presso la MeisterSchule dell’Accademia di Belle Arti di Vienna, terminati solo alla fine della prima guerra mondiale nel 1918 all’età di 32 anni; nello stesso anno comincia la propria attività professionale nella sua regione d’origine. Dagli inizi del XVI secolo il Trentino aveva goduto di autonomia come principato vescovile; dal 1801, diviene parte dell’impero napoleonico e subisce nei decenni successivi l’annessione alla confederazione Germanica e successivamente all’impero Austro Ungarico. Nel 1919, anche a seguito del movimento irredentista animato dalla comunità italiana, aderisce infine al Regno d’Italia. In un clima fortemente pervaso dal sentimento di rivendicazione identitaria, culturale, e dal grande fermento intellettuale in ambito mitteleuropeo, Sottsass opera discostandosi dalla ricerca della Secessione Viennese e della Wagnerschule: la sua architettura è debitrice della cultura autonomista trentina, espressa all’interno di un quadro politico fortemente instabile. Il suo approccio progettuale è contraddistinto da uno spiccato pragmatismo derivato, probabilmente, dalla formazione tecnica e artigianale maturata dall’architetto nei suoi primi anni di studi. II risultato ottenuto attraverso il linguaggio espresso nei primi progetti, ricorda quello della ricerca progettuale inglese dell’Arts and Crafts e della scuola di Glasgow; le sue architetture sono contraddistinte da una logica compositiva di tipo additivo: i volumi si intersecano reciprocamente ospitando le diverse funzioni contenute nei blocchi; sulle superfici intonacate degli edifici, l’architetto applica un apparato decorativo estremamente semplificato, reinterpretando gli apparati della tradizione classica e restituendo attraverso i singoli elementi un’immagine di forte richiamo alle geometrie della tradizione tridentina: La chiesetta a Roncafort si presenta come un corpo ad aula unica dove sulla parte posteriore è aggiunto un elemento porticato caratteristico della tradizione locale; in questo caso l’architetto interviene sulle caratteristiche decorative dell’edificio eliminando del tutto ogni elemento aggiunto e intervenendo per sottrazione: il progettista rafforza gli angoli della chiesa estrudendoli dalla superficie muraria e inserisce le finestre rettangolari all’interno di bucature ispirate alle forme geometriche della tradizione decorativa. Il linguaggio architettonico della chiesa di Roncafort è evidentemente derivato dalle chiese medievali del Trentino. Un esempio tra tutti è quello della cattedrale di Bolzano, dove le superfici murarie si contraddistinguono per le loro profonde bucature caratterizzate da forme geometriche semplici e immediatamente leggibili: il cerchio, il rettangolo, il quadrato; anche qui,ai corpi principali sono addizionati gli elementi porticati e le edicole a enfatizzare gli elementi più significativi dell’edificio.

Sottsass-Storia-teoria-progetto_html_m27b46963Duomo di Bolzano

Sottsass-Storia-teoria-progetto_html_20824d31Roncafort, chiesa, 1928

Anche nel progetto per l’asilo infantile di due aule, al volume che ospita le classi, sono accostati i blocchi dei servizi contenenti i bagni, le scale e la cucina; le superfici dell’edificio sono prive di decorazioni e davanti alla porta di ingresso è accostato un elemento porticato linguisticamente analogo a quelli delle architetture medievali trentine. Il progetto dell’asilo, assieme ad altre opere simili realizzate negli anni venti, si contestualizza anche nella ricerca sull’architettura medievale inglese della seconda metà dell’ottocento: sono evidenti i riferimenti alla Red House di Morris e Webb e alle opere di Mackintosh in Inghilterra.

Sottsass-Storia-teoria-progetto_html_m2defbb2Hill House,Charles Rennie Mackintos, 1902

Sottsass-Storia-teoria-progetto_html_m553c3aefRed House, William Morris – Philip Webb, 1859

Sottsass-Storia-teoria-progetto_html_4dd05f73Ettore Sottsass sr.,Progetto per un asilo a due aule, 1923

Nel 1929 Sottsass si trasferisce a Torino, spinto dal clima di particolare fermento culturale che la città stava vivendo in campo artistico e architettonico. Gli anni torinesi segnano una svolta: aderisce al MIAR, insieme ad Aloisio, Cuzzi, Gyra, Levi Montalcini e Pagano iniziando il suo percorso professionale all’interno della ricerca razionalista. Nelle architetture del periodo torinese scompare ogni richiamo formale alla tradizione: le coperture piane, le superfici completamente intonacate scandite dalle bucature regolari definiscono il linguaggio architettonico del nuovo percorso di ricerca intrapreso da Sottsass. Nella composizione, è sviluppato l’approccio degli anni precedenti: nella casa del fascio a Moncalieri, realizzata nel 1934, i volumi si intersecano stabilendo un reciproco rapporto gerarchico accentuato dai differenti intonaci che li rivestono. Il tradizionale ingresso porticato addizionato alla facciata nella maggior parte degli edifici del primo periodo, nella Casa del Fascio lascia il posto ad un aggetto continuo che assume la doppia funzione di balcone e pensilina. Durante Il periodo torinese, piuttosto fecondo, Sottsass concentra la sua attività di ricerca progettuale affinando le tematiche e gli approcci intrapresi all’inizio della sua carriera e trascurando i monumentalismi e i simbolismi carichi di contenuti politici presenti in numerose architetture del Ventennio Fascista.

Sottsass-Storia-teoria-progetto_html_74fd4524Ettore Sottsass sr., Moncalieri, Casa del Fascio, 1934

Con la fine della seconda guerra mondiale, l’Italia si avvia alla ricostruzione: Sottsass entra a far parte del gruppo di architetti attivi nel piano INA-Casa. La sua attività progettuale, in questo periodo, è influenzata dalla presenza del figlio e intrisa dello spirito neorealista che animava i progettisti impegnati nel piano per la ricostruzione. L’architettura del Piano INA-Casa, era influenzata dai principi della ricerca culturale mumfordista, individuata dalla democrazia cristiana al governo del Paese come strumento adeguato per la costruzione di una società ispirata ai valori della dottrina sociale della chiesa cattolica. I quartieri della Ricostruzione avrebbero dovuto esprimere un carattere urbano articolato attraverso gli spazi intimi e raccolti dell’unità di vicinato: sistemi insediativi in scala ridotta, dove gli abitanti erano legati a modelli di vita ispirati alla tradizione degli insediamenti storici vernacolari. Sul tracciato dei principi espressi dalla politica nel Piano, gli architetti chiamati a redigere le norme tecniche per la realizzazione dei progetti, cercano di codificare il linguaggio del vernacolo, attribuendo ad esso nuovi valori di aspirazione intellettuale esplicitati attraverso manuali per la progettazione e cercando, attraverso la narrazione delle culture popolari italiane, di restituire un’immagine della realtà che riscattasse l’Italia dalle velleità inseguite dal regime Fascista. Uno degli edifici più significativi progettati in quegli anni e mai realizzato, è la scuola elementare a Siliqua: realizzato nel 1951 insieme al figlio Ettore Sottsass Jr., si presenta come un edificio articolato in unità indipendenti dalle geometrie irregolari contenenti aule e servizi, queste sono raccordate tra loro attraverso i sistemi di percorrenza che, restringendosi e dilatandosi, individuano un insieme organico di spazi differenti, destinati ora all’attraversamento, ora alla sosta; a conferire unità alle parti è la copertura, che diviene nei progetti del dopoguerra, l’elemento di raccordo nel rapporto tra i volumi.

Sottsass-Storia-teoria-progetto_html_m2b626166Ettore Sottsass sr.,Progetto per una scuola a Siliqua, 1951

Il progetto per il villaggio operaio di col di lana rappresenta un simbolico passaggio di consegne tra padre e figlio: l’intervento infatti è l’ultimo progetto di rilievo di Ettore Sottsass senior e il primo di Ettore Sottsass Jr. Esso esprime la piena maturazione della ricerca del padre, ereditata dal figlio che farà propri, nelle opere di architettura realizzate nel corso della sua attività professionale, i principi e il linguaggio.

downloadProgettato nel 1949, villaggio operaio INA Casa si inserisce nei pressi delle ex caserme militari in via di conversione in abitazioni popolari in un’area compresa tra il cimitero e la chiesa di Valverde e il campo sportivo Monteponi. Quest’ultimo si attestava sul punto di accesso cittadino servito dalla stazione ferroviaria; entrambi affacciavano sulle due arterie di collegamento con il capoluogo: il primo sulla Via Valverde, la seconda sulla via Garibaldi; entrambe le vie, si estendevano dalla vicina Piazza Sella e si configuravano Come il prolungamento di due assi stradali interni al centro storico: la via Cagliari e il corso Matteotti. lo spazio compreso tra queste due direttrici, dalla Piazza Sella al rione di San Salvatore, era stato edificato nel corso del novecento, dove erano sorte abitazioni e attività legate al settore terziario. L’insieme degli edifici militari, sebbene a poca distanza dal centro storico (quasi un chilometro), appariva distribuito in modo disorganico in aperta campagna circondato da uliveti, inoltre, nell’area di intervento era presente l’attività agricola della famiglia Tardini, espropriata a più riprese per la realizzazione del Villaggio Operaio. I Sottsass elaborano un organico sistema di edifici, all’interno del quale lo spazio si organizza per gerarchie funzionali. Elemento ordinatore dell’insieme sono i percorsi stradali: le strade principali, sulle quali viene previsto di collocare il traffico automobilistico, definiscono i limiti del villaggio contenuto in una porzione di terreno di 9000 mq.  All’interno del quartiere, il reticolo stradale si estende assumendo due differenti connotazioni funzionali: una rete di percorsi intermedia, destinata alla trazione animale si dirama dal centro del villaggio e definisce gli isolati, l’altra è destinata ai percorsi pedonali attorno ai quali si distribuiscono le case, suddivise per tipi. Il sistema dei percorsi pedonali suddivide i lotti all’interno degli isolati, identificandosi come unico sistema di percorrenza interna e caratterizzando l’intimità delle aree destinate alle abitazioni. L’intera rete stradale, si dispone collegandosi ai tracciati preesistenti e individuando un ulteriore sistema di punti nodali agli accessi del quartiere: uno integra il campo sportivo e prevede l’articolazione di un sistema di spazi pubblici e servizi sportivi, l’altro è collocato in prossimità della chiesa di Valverde.

Sottsass-Storia-teoria-progetto_html_m7dcbe014Ettore Sottsass sr., 1949, Progetto per il Villaggio Operaio Col di Lana, stralcio del piano regolatore

Al campo sportivo Monteponi, Sottsass affianca i servizi sportivi prevedendo la realizzazione di una piscina, la vasca per i bambini e gli spogliatoi. Di fronte allo stadio, l’amministrazione provvede alla realizzazione di un nuovo ingresso per la stazione e dispone che nel piano per il Villaggio, Sottsass ipotizzi la realizzazione di una piazza-giardino di raccordo con il nuovo quartiere e di un albergo collocato sulla via Antas, simmetricamente alle case popolari realizzate durante il Ventennio. L’area destinata ai servizi sportivi, insieme alla nuova stazione, la piazza e l’albergo – sfortunatamente non realizzati – avrebbero dovuto costituire il nuovo accesso alla città di Iglesias, estendendo il nuovo centro urbano determinato dalla Piazza sella fino alla stazione ferroviaria e al Villaggio operaio. Sul margine orientale dell’insediamento, Sottsass prevede la messa a sistema della chiesa, delle ex caserme militari integrate nel nuovo villaggio, e del Parco delle Rimembranze. Una delle direttrici intermedie, si immette attraverso uno snodo stradale nella via Valverde e, in prossimità della chiesa, viene progettato un cavalcavia di raccordo tra l’edificio religioso e le caserme convertite in alloggi, poste ad una quota soprelevata rispetto al piano stradale. Al centro del villaggio, è prevista la realizzazione dell’asilo nido, del refettorio, la trattoria, il cinema, la sala riunioni; l’unico servizio effettivamente realizzato tuttavia è la scuola elementare. Le abitazioni si suddividono in cinque tipologie differenti: A,B,D,E,F, progettate in funzione del numero degli abitanti da ospitare e della conformazione del terreno. Un elemento significativo comune a tutte le abitazioni è piano del colore, il quale permette di individuare alcuni aspetti che hanno caratterizzato la ricerca di Ettore Sottsass Jr. negli anni successivi: per ogni gruppo di case, l’architetto individua i colori che devono essere applicati sulle porte di ingresso e sulle finestre; i colori, dieci tonalità diverse per le porte, e tre tonalità diverse per le finestre, sono tinte dai toni vivaci come il giallo, il rosso, il rosa e l’arancione, e vengono scelti per portare colore al villaggio dei minatori impiegati per la maggior parte del loro tempo nel sottosuolo.

Sottsass-Storia-teoria-progetto_html_m206fe2a2Villaggio Operaio di Iglesias, Piano del colore per gli infissi

Nelle abitazioni per il villaggio operaio, ancora una volta i volumi si accostano e compenetrano in relazione alle differenti funzioni da essi espresse: nelle case del tipo A il corpo scala e il patio si attestano sul corpo degli appartamenti, e lo stesso accade nelle case del tipo D; nelle case del tipo F le scale divengono invece elemento di raccordo dei volumi destinati alle abitazioni. I Sottsass affrontano inoltre con grande ironia il tema del vernacolare: le abitazioni del tipo B, organizzate in schiere, si presentano come un insieme di unità abitative dal tetto a capanna, mentre realmente ogni singola unità presenta le falde disposte a compluvio.

Il lavoro di ricerca di Ettore Sottsass Sr. e l’esperienza del Villaggio Operaio di Iglesias diventano un riferimento imprescindibile per la ricerca di Ettore Sottsass Jr. Le case Cei e Olabuenaga esprimono la maturazione della ricerca portata avanti dagli inizi del novecento: in entrambi i casi i volumi composti da matrici figurative semplici come il triangolo e il quadrato, si compongono accostandosi e compenetrandosi reciprocamente. A differenza di ciò che succedeva nei progetti del padre e a quelli realizzati da entrambi gli architetti, i volumi di queste architetture appaiono perfettamente leggibili rispetto all’insieme anche grazie alle loro superfici completamente colorate. I colori, sempre vivaci, sono gli stessi utilizzati per gli infissi del Villaggio Operaio di Iglesias e che hanno caratterizzato anche l’opera di designer di Sottsass jr.

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Ettore Sottsass jr., Casa Cei, Empoli, 1990

Sottsass-Storia-teoria-progetto_html_83c2c59 Ettore Sottsass jr., Casa Olabuenaga, Maui, Hawaii, USA, 1989

Marco Piras

(Relazione conferenza “Sottsass & Sottsass ad Iglesias”,  organizzata dalla Scuola Civica Arte Contemporanea, tenutasi ad Iglesias il 30 Aprile 2016 presso il Mercato Civico, all’interno del Progetto CIVICA – percorsi d’Arte Pubblica e Partecipata).

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