Ettore Favini

Nel lavoro di  Ettore Favini troviamo temi ricorrenti, in un’eterna lotta tra finito e infinito, tra coppie oppositive mai neutrali che giustificano il loro essere in base a questa dualità. Le interpretazioni dei lavori dei grandi maestri, come  le cover delle rock band o gli standard del jazz, diventano funzionali a un’analisi della vita, del nostro modo di stare al mondo e delle relazioni con gli altri.  Avvicinarsi alle sue opere significa entrare in contatto con un’arte pubblica sociale e partecipata, dove l’ambito percettivo e quello artistico riescono a coinvolgere le persone in una riflessione profonda su se stesse. Alcuni lavori sulla mutazione, elemento ricorrente nel suo linguaggio, invitano ad una meditazione sui cicli vitali di cambiamento e  decomposizione, fenomeno non solo fisico ma anche culturale. Spesso la memoria personale, o dei luoghi in cui viviamo, diviene elemento fondante, reminiscenza ancestrale, tradizione millenaria portata avanti con impegno, coerenza e rigore, in un processo che  permette  di passare attraverso una serie di  squilibri perturbanti che alterano il tempo e lo spazio, in perenne oscillazione  fra possibilità e impossibilità.

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Sun Ra, 2012, stampa su tela e bruciatura,100×100 cm, Marsélleria Milano, courtesy of Ettore Favini
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Ipotesi di finito #3, 2012, tronco sezionato, lenti d’ingrandimento, 300x50x20 cm, Marsélleria Milano, courtesy of Ettore Favini
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Io che prendo il sole a Torino, 1969-2012, installazione,azione scenica, Marsélleria Milano, courtesy of Ettore Favini

Tullio Tidu: Mi ha colpito molto “Sun Ra”, la mostra presentata nello spazio della Marsélleria a Milano. Mi è piaciuto l’omaggio a Boetti. Ho trovato curioso l’uso degli agrumi, li hai scelti solo per la forma o per un motivo preciso?

Ettore Favini: L’installazione nasceva dall’esigenza di dare corpo a Sun Ra, infatti la sagoma era delle sue dimensioni e del suo peso, poi la forma a terra evidentemente era un Boetti di arance. L’installazione era funzionale al cocktail che veniva offerto ai visitatori, mi piaceva l’idea di una scultura da consumare.

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Io che prendo il sole sul marciapiede,2012, azione, Il Crepaccio, Milano, courtesy of Ettore Favini

TT: Per “Stracrepaccio paradise” hai usato invece i mandarini, che potevano essere presi e mangiati dal pubblico.

EF: Semplicemente non avevamo a disposizione il budget per un barman. Però il concetto era lo stesso, la scultura sarebbe stata consumata in una sera.

TT: “Stracrepaccio paradise” era curata da Marcello Maloberti. Venticinque artisti, uno spazio piccolissimo e due ore di tempo per allestire il proprio lavoro. Una formula diversa rispetto alle collettive tradizionali. Ti piace partecipare alle mostre collettive?

EF: L’idea di Marcello era di fare il direttore d’orchestra di una sua grande performance, in cui gli artisti invitati erano parte di questo concerto. Adesso partecipo meno volentieri alle mostre collettive, non mi offrono la possibilità di esprimermi completamente.

TT: Faresti il curatore di una mostra? Che impostazione le daresti?

EF: Già fatto, nessuna impostazione, ma solo parola agli artisti.

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Green is the color of the money, 2008, stampa digitale , 370×165 cm, courtesy of Ettore Favini

TT: Il tuo lavoro viene spesso accostato a tematiche che riguardano l’ambiente, con uno sguardo originale, lontano dalla semplice denuncia. E’ corretto?

EF: Questo è un errore, spesso il mio lavoro è stato preso come un lavoro ambientalista,  uso l’ambiente per parlare d’altro, in particolare delle persone, delle loro e della nostra vita.

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Walden Method,2010, tenda, neon, suoni registrati, dimensioni variabili, courtesy of Ettore Favini

TT: In “Walden method” per un breve periodo hai vissuto in isolamento in luoghi abbandonati, in diversi momenti dell’anno. Vuoi parlare di quell’esperienza?

EF: E’ stata un’esperienza fondamentale per me, non sapevo se poi ne sarebbe uscito effettivamente un lavoro, mi interessava iniziare un processo che mi avvicinasse il più possibile a Thoreau, chiaramente in un’epoca differente.

TT: Ritieni concepibile una vita in rapporto esclusivo con la natura, senza mezzi di comunicazione con l’esterno?

EF: Se pensi ai pastori capisci bene che si può, l’uomo l’ha fatto per millenni.

TT: Come hai fatto per caricare le batterie per le foto, i video e le registrazioni ambientali?

EF: Avevo deciso di portare con me solo strumentazione analogica, dove le batterie possono durare mesi.

TT: La tenda mi ha ricordato un lavoro di Pierluigi Calignano (Ci sono sogni che preferirei non ricordare, 1999/2002 ndr). Ha un significato particolare, legato al colore o alla forma, o è solo una tenda?

EF: Ho usato 4 tende diverse una per ogni stagione, ma erano funzionali alle condizioni climatiche.

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Upside Down, 2012, azione, 5’ video, Manifesta Genk, courtesy of Ettore Favini

TT: E’ molto suggestiva l’azione fatta a Genk durante Manifesta, da cui è tratto il video presentato alla Scuola Civica di Iglesias nel 2014. Come nascono i tuoi lavori di arte pubblica partecipata?

EF: Partono da una prima osservazione, seguita da una fase di studio e infine l’incontro con le persone. In quel caso ero tornato più volte a Genk prima di trovare effettivamente il lavoro da realizzare.

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Verdecuratoda, 2015 – in progress, serigrafia firmata e numerata, 20×15, courtesy of Ettore Favini

TT: In questo progetto non ti limiti a sensibilizzare le persone sui temi ambientalisti, ma fai diventare loro stessi curatori della scultura vegetale più grande del pianeta. Come ha preso forma questa utopia?

EF: Parte dalle 7000 querce di Beuys, sempre per me una figura di riferimento, un’arte politica in cui ogni uomo è un’artista. Il lavoro è stato declinato in una forma ludica e di commercio di massa, attraverso un distributore di sfere che solitamente contiene gadget scadenti, che nell’opera vengono sostituiti da semi di alberi, arbusti o cespugli, ogni volta specifici per il luogo in cui si svolge l’azione.

009Vertumnus,2011, fotografia, 30X 42 cm
Vertumnus, 2011, fotografia, 30×42 cm, courtesy of Ettore Favini

TT: In “Vertumnus” ti confronti con Arcimboldo, uno dei grandi maestri del Manierismo. Come nasce questo lavoro?

EF: In realtà anche in questo caso Arcimboldo è una scusa per parlare del tempo, un’immagine che scatto dopo scatto si consuma fino a diventare terra. L’opera si riferisce anche all’opera “Dimension of dialogue” di Jan Svankmajer per l’approccio processuale.

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Dasein, 2007, led, fili elettrici, barre di rame, dimensioni variabili, courtesy of Ettore Favini

TT: Mi piace molto quest’opera, mi ricorda il “Quadro di fili elettrici” di Pistoletto. E’ legata all’obsolescenza, all’immaterialità della luce, alla composizione e alla scomposizione?

EF: Non avevo pensato a questo riferimento, in realtà l’opera è un autoritratto: ogni led  rappresenta ogni persona che avevo conosciuto nella mia vita in quel momento. Era la mia vita accesa in una stanza.

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Ipotesi di finito #001 , 2005/06, carta da spolvero , 29 X 21 cm, courtesy of Ettore Favini

TT: Molto raffinato l’uso della carta da spolvero per questo lavoro, citazione colta dell’affresco, tecnica fortemente legata alle opere dei grandi maestri del passato.

EF: Solo la tecnica, poi l’uso del punteruolo sulla carta era funzionale alla non produzione di immagini, ma sul paradosso e l’impossibilità di creare un tempo e uno spazio infinito. 1+1=3.

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Arrivederci, 2016, tessuti vari, installazione, dimensioni variabili, Museo MAN Nuoro, courtesy of Ettore Favini
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Arrivederci, 2016, tessuti vari, dimensioni variabili, courtesy of Ettore Favini

TT: Come è stata l’esperienza di “Arrivederci”, più di un mese  in giro per la Sardegna sulle strade della tessitura e della tradizione orale legata a quest’arte?

EF: E’ stata un’esperienza fondamentale che ha segnato per me un punto di svolta nel lavoro, ho trovato un giusto equilibrio tra lavoro partecipativo, valenza formale delle opere e la plasticità che avevo perso. Sono riuscito a dare voce alla tessitura che è fatta dai tessitori che ancora coraggiosamente la portano avanti e sul libro “Arrivederci”, edito da Humboldt Books, li racconto e descrivo il mio viaggio.

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Ipotesi di infinito, 2005, fotografia su alluminio, 40 X 30 cm, courtesy of Ettore Favini

TT: Un lavoro molto intimo, legato al concetto di infinito, del tempo fermato dalla fotografia ma solo per quel momento, perché poi chi è ritratto nella fotografia continua a muoversi e a mutare.

EF: Adesso la foto è molto cambiata, vorrei provare a ri-scattarla.

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La bozza, courtesy of Ettore Favini

TT:Vuoi parlarci di questo lavoro che risale al periodo in cui eri studente all’Accademia di  Brera? Com’era il tuo rapporto con i docenti, spesso artisti come Alberto Garutti, di cui sei stato allievo?

EF: Era la stessa tensione, in forma molto grezza, che possiamo ritrovare in “Ipotesi di finito”. Ero uno studente, volevo assorbire tutto quello che potevo, era un atteggiamento da spugna.

 TT:Oggi sei un docente della NABA di Milano. Com’è il tuo stile di insegnamento?

 EF: Non esiste uno stile, dialogo molto con i ragazzi, porto spesso ospiti: artisti per il primo anno e critici, studiosi il terzo. Le lezioni sono sempre un momento di ascolto e adesso mi faccio succhiare dagli studenti.

 TT: Com’è insegnare in un’accademia privata e che differenze trovi rispetto ad un’accademia pubblica?

EF: Non penso che ci siano differenze. Dipende da come imposti il rapporto con gli studenti, sia in un caso che nell’altro ci sono artisti giovanissimi che sognano di diventare i maestri di domani.

 TT:Alcuni artisti che abbiamo incontrato alla Scuola Civica hanno evidenziato una certa resistenza, da parte del pubblico, nei confronti del linguaggio dell’arte contemporanea. Quando fai incontri pubblici per parlare del tuo lavoro, avverti anche tu questa resistenza?

 EF: Dipende dai contesti, succede maggiormente in luoghi piccoli, solitamente evito il conflitto e dribblo le domande ambigue.

TT : Il tuo ultimo lavoro? Sempre che abbia voglia di parlarne…

EF: Sto portando avanti “Arrivederci” in tutto il bacino del Mediterraneo.

 Tullio Tidu

Ettore Favini (Cremona 1974) vive e lavora a Milano, dove insegna Grafica d’Arte e Incisione alla NABA

Principali mostre personali

2016 Arrivederci, Museo MAN Nuoro\Museo d’Arte Contemporanea Villa Croce Genova, a cura di Chiara Vecchiarelli; Finito #3,Orto Botanico “Lorenzo Rota Bergamo 2014 You certainly took your sweet time, CO2  Torino;2013 Verdecuratoda, Fondazione Pastifcio Cerere, e vari Musei di  Roma\Palazzo Reale, and vari Musei di Milano, 2012 The Sun behind the clouds, PAV, Torino; Sun Ra, Marsèlleria, Milan;2011 All in a good time,David Adamo|EttoreFavini, Basilica Maggiore, Bergamo; Paesaggio da bere, PPS//Meetings#2, Riso Museum, Palermo; Vertumnus, MARS, Milan; 2010; Walden Method; Museo MAR Ravenna; La Verde Utopia,PAV, Torino; 2009 The Liebig’s Testament, CRAC, Cremona 2007 Private View,The Italian academy, New York*; Ettore Favini, Galleria Alessandro de March, 2006 Il mio papà, Fondazione Adriano Olivetti,Rome, curato da Marcello Smarrelli; 2005 Rough End, Galleria Alessandro de March, Milan.

Principali mostre collettive

2015 A movie selection of Glitch, interferences between art and cinema, curated by Davide Giannella, OCAT, Shanghai (RC);Club of matinée idolz, CO2, Torino (IT);2014 Glitch, interferences between art and cinema, a cura di Davide Giannella, PAC, Milan (IT); 1+1=3, Archaelogical Museum, Cremona (IT);We have never been modern, SongEun ArtSpace, Seoul (ROK)*;Tropical, Carreau du Temple, Paris (IT);100 years of CONI, curated by Bartolomeo Pietromarchi and Maria Alicata, Foro Italico, Rome (IT);2013;The Cock Crow, CO2, Torino(I); Milano ed Oltre, Triennale, Milano (I);La Terra si muove con il Senso, Galleria del Premio, Suzzara (IT);Milano ed Oltre, Triennale Museum, Milan (IT);RSVP,Palazzo Bindi Sergardi, Siena (IT);2012;Fuoriclasse, Galleria D’Arte Moderna, Milano, (I);Metamorphosis, Museo D’Arte Moderna, Udine(I);Hidden Place and Identity, Genk, (BE);Family Talk, Futura Project, Prague (CZ);Epipedon, Galleria CO2, Roma, (I);;Take The Leap Peep-Hole Annual Benefit, Peep-Hole, Milan Italy; Personal effects on sale,Padiglione dell’Esprit Nouveau Piazza Costituzione 2011Time to be Green, MART, Rovereto,curated by Denis Isaia,Federica Bianconi; Il Teatro delle Esposizioni, Villa Medici, Academie de France, Rome, curated by Marcello Smarrelli*; Panorama, Ex Magazzini Latini, Fabriano, curated by Marcello Smarrelli;UN’ITA, Industria Gallery, New York, curated by Arianna Rosica*;Festa Mobile, various venues, Bologna, curated by Davide Ferri and Antonio Grulli;2010Moroso Award, GC AC, Monfalcone*;Evading Custom Milan, Le Dictateur, Milan, curated by Barbara Meneghel and Guia Cortassa*;What’s the matter?, Palazzo della Gran Guardia, Verona;Transeuropa Festival,Arcola Theatre, London, curated by Emanuele Guidi;Metodo Walden, capitolo #1 Primavera, Villa Contarini, Piazzola sul Brenta (PD) *;Words/Billboard, public project, Padova/Prague, curated by March Foundation;Effetto Stalker, Galleria dell’Arco, Palermo, curated by Helga Marsala;2009;Italian Artist in New York, ISCP, New York *;Il Cielo in una stanza, A eccentric vision of the landscape, Galleria Comunale d’Arte Contemporanea, Monfalcone*;A Transversal Collection, ALT Contemporay Art, Alzano Romano, curated by Fabio Cavallucci;Premio LUM, Bari, Margherita Theatre, Bari, curated by Luca Cerizza*;New Italian Epic, Brown, Milan, curated by Andrea Bruciati;Green Platform, CCCS Strozzina, Palazzo Strozzi, Firenze, curated by Lorenzo Giusti and Valentina Gensini*;The Buffer Zone, American Academy, Rome, curated by Cecilia Canziani and Lexi Eberspacher;Usine de Rêves, 26cc, Rome*;2008;Greenwashing on tour, Palazzo Ducale, Laurino, curated by Ilaria Bonacossa and Latitudes*;Not dark yet… , Boz Art Space, Milan, curated by Elena Bordignon;Soft Cell: Space Dynamics in Italy, Galleria Comunale d’Arte Contemporanea, Monfalcone*;Flora, ar/ge kunst Galerie Museum, Bozen;Greenwashing, Environment: Perils, Promises and Perplexities, Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, Turin, curated;by Ilaria Bonacossa and Latitudes*;2007;This is the time (and this is the record of the time), Blank, Turin, curated by Simone Menegoi;Collettiva, Four Partners, Milano;2006;Circle Line#1, Rotonda a mare, Senigallia (AN), a cura di Marcello Smarrelli;1998;La ville, la memiore, le jardin,Academie de France,Villa Medici,Rome,a cura di Bartolomeo Pietromarchi;1997 Fuori Uso, Mercato Globale, Ex Colonia Stellamare,Montesilvano(PS),a cura di Laura Cherubini;Jingle Bell, Galleria Massimo de Carlo, Milano,a cura di Uwe Schwarzer

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