La finestra di Giorgio_Novembre 2019

Tullio Tidu: Quali mostre hai visitato nell’ultimo mese a Milano?

Giorgio Viganò: Nelle ultime settimane ho visitato la mostra di Rossana Rossi da Prometeo Gallery a Milano, una personale su un periodo abbastanza preciso della produzione della Rossi (soprattutto anni ’60). A casa dell’artista avevo visto opere per me più interessanti e significative. A meno che questa non sia la prima di una serie di esposizioni che svilupperanno e mostreranno tutto il lavoro dell’artista. Si tratta comunque di una mostra importante per Rosana perché è il suo ritorno a Milano dopo circa 30 anni (il suo ultimo atto espositivo era stato- se ricordo bene – da Erha, galleria gestita da Renata Wirz) e alcune opere in mostra – mi diceva la gallerista- venivano portate a Artissima a Torino: quindi una platea espositiva almeno a livello nazionale. Altra mostra a fianco (siamo nel distretto di Lambrate) è quella di Flavio Favelli da Francesca Minini: Una serie di neon (fra cui Agfacolor – che da il titolo alla mostra) alle pareti, al centro della prima sala una colonna squadrata di plateuax inglesi di fine ottocento/inizio novecento (già esposta in estate a Cà Rezzonico) e nella sala più piccola un assemblage “alla Favelli” di mobili anni ’20/30 del secolo scorso. Questa mostra conferma la collaborazione dell’artista con ormai quella che può esser considerata la sua galleria di riferimento.

Agfacolor_courtesy of Flavio Favelli

Quali ti sono piaciute e quali hai trovato meno interessanti?

La mostra che più mi ha impressionato è stata quella di C.W Evans all’Hangar Bicocca: una delle esposizioni più ampie e impegnative fra quelle curate e prodotte nel tempo all’Hangar (che di mostre mastodontiche – da Matt Mullican a Mario Merz – ne ha prodotte parecchie negli ultimi tempi). Artista di grande impatto visivo ed emozionale, ma dopo un po’ (con una piccola riflessione) ti accorgi e rivaluti sempre più Lucio Fontana con i suoi neon e concetti spaziali eseguiti 60 anni prima.

C.W.Evans

Da Prada, la mostra di Wes Anderson sugli oggetti e i quadri tratti soprattutto dai magazzini del Kunsthistorichemuseum e dal dirimpettaio Museo di Storia Naturale di Vienna pur essendo curiosa, non raggiunge a pieno lo scopo di stupire (pur presentando oggetti talvolta unici e irripetibili) anche se concepita come una Wunderkammer: priva di didascalie esplicative, e di una presentazione generale teca per teca (solo un piccolo pieghevole in inglese con i titoli degli oggetti), perde molto del suo fascino: e il catalogo/cofanetto a 200 Euro non è per tutti !

Wes Anderson_ Juman Malouf_da Fondazione Prada

La sorpresa è stata Leonardo alla sala delle Asse del castello Sforzesco: un intero soffitto di un’ampia sala affrescata dall’artista e allievi, con le parti mancanti (molto meno del Salvator Mundi….!) ricostruite in realtà virtuale sull’affresco medesimo.Un bel restauro (durato anni) e una bella esperienza, apprezzato dai milanesi che in 4 mila ogni settimana affollano questa sala ormai da diversi mesi. (Considerato il successo, l’esposizione in questo format è stato prorogato fino a marzo 2020). Cosa non da poco, con lo stesso biglietto si può visitare, sempre al Castello, anche la sala dove è collocata la Pietà Rondanini di un certo Michelangelo! Insomma vedere entrambi a meno di 100 metri di distanza è …una bella soddisfazione !!!!!

Sala delle Asse_da Wikipedia

“Canova e Thorvaldsen ” alle Gallerie d’Italia è forse la più bella mostra mai vista (e mai tentata prima) sulla scultura neoclassica in Europa, con circa 170 opere e molti capolavori provenienti da differenti musei europei ( Prado, Tretyakov, Hermitage, Liverpool, ECC..) e americani (Met, Getty museum) oltre che da Possagno Copenaghen e Milano. Bravi i curatori e molto bello anche l’allestimento e i pannelli esplicativi. Vale senza dubbio una visita approfondita (e lo afferma uno a cui non piace particolarmente il periodo neoclassico). Fra le gallerie private di notevole interesse per una visione complessiva del suo lavoro, la personale di Dadamaino da Invernizzi, che espone lavori che abbracciano oltre 40 anni di carriera dell’artista: dai volumi, ai volumi a moduli sfasati, alla ricerca del colore, fino all’ultima serie Zund und Seit (Essere e tempo).

Canova_Le tre Grazie

Sei stato ad Artissima?

Non sono andato a Torino per Artissima. Ormai sono abbastanza selettivo: mi accontento di Miart, Art Basel , art Verona e della fiera di Bologna. Artissima, frequentata per tanto tempo, la considero fuori dalle mie corde, e molte proposte giovani mi sono estranee e poco comprensibili (o forse sono io che non sono più in sintonia con le nuove generazioni). Mah… Penso che anche ogni collezionista sia  in presa diretta al massimo con una/due generazioni di artisti a lui più vicini anagraficamente. Credo che oltre ci sia un vissuto troppo differente e una cultura generazionale talvolta addirittura agli antipodi (o in conflitto) o proprio non comunicante, che renda difficile se non impossibile comprendere appieno “cosa bolle in pentola”. Cambiano parecchio anche i mezzi espressivi e il loro uso, e talvolta proprio ne colgo o un aspetto banale oppure una incomprensibile ammucchiata di citazioni differenti e “ruberie” dagli artisti più disparati, con accrochage che lasciano quantomeno perplessi e che comunque non mi convincono o non comprendo appieno nel loro messaggio e nella loro forza comunicativa (se ne hanno una). Forse è un mio momento di stanca intellettuale, o adesso quella proposta non mi stimola a sufficienza. Vedremo nel corso del tempo se questa condizione verrà confermata.