Lezione 3 – Sabato 10 Novembre 2018 – Come funziona il sistema dell’arte: artisti, critici, curatori, gallerie, musei, collezionisti.

Quarantanni fa Achille Bonito Oliva fu forse il primo in Italia a parlare di “Sistema dell’Arte”. Si chiese: come e perché un artista ha successo? Quali sono le tappe fondamentali per l’affermazione di un artista?

All’epoca egli individuò cinque punti o passaggi essenziali, definiti “sistema dell’arte”, per l’affermazione di un artista. Questi punti erano:

  1. l’artista medesimo;

  2. il critico-curatore;

  3. la galleria;

  4. le mostre istituzionali;

  5. il Museo.

Analizziamo brevemente questi punti:

L’artista

L’artista deve essere tale, cioè produrre un lavoro “valido”, innovativo, di qualità, interessante e egli stesso essere riconosciuto (cioè come artista) innanzitutto nell’ambiente in cui opera e quindi dai suoi omologhi (cioè gli altri artisti). L’artista non deve essere per forza un diplomato all’Accademia di Belle Arti, può anche essere un autodidatta o provenire da altre discipline: fattore distintivo è che l’ambiente artistico (artisti-critici-curatori- cioè la tribù dell’arte, come la definisco io) lo riconosca. Molteplici sono infatti gli esempi di artisti provenienti da altre discipline: Burri era un medico, Pinot Gallizio un farmacista, Stefano Arienti ha fatto studi di Agraria; molti artisti provengono o hanno una formazione sociologica.

Il critico-curatore

Oltre a produrre un lavoro valido, l’artista con le sue opere deve interessare e coinvolgere critici e curatori. I critici sono coloro che inizieranno a scrivere intorno al suo lavoro per presentarlo e quasi “spiegarlo” ad una più vasta platea (prima altri addetti ai lavori – artisti, galleristi, collezionisti – poi ad un pubblico possibilmente più vasto. Se il lavoro di un artista non trova un valido supporto critico, difficilmente andrà lontano.

Spesso il critico è chiamato a curare delle mostre e, in base ad un determinato progetto, invita alcuni artisti scegliendo in molti casi anche le opere. Anche il critico-curatore in alcuni casi non proviene da studi specifici o non ha seguito Master curatoriali, talvolta sono artisti che hanno imboccato una strada diversa da quella degli esordi: sia Achille Bonito Oliva che Francesco Bonami hanno esordito nel mondo dell’arte proprio come artisti.

La galleria

Oltre a interessare il critico-curatore, l’artista deve trovare una galleria che espone, propone e promuove il suo lavoro. La scelta della galleria è un passaggio fondamentale per far conoscere all’esterni il lavoro e le opere di un artista, è il gallerista (talvolta affiancato da un curatore o da un direttore artistico) che espone prima in galleria poi nelle fiere il lavoro dell’artista. Senza il sostegno di un buon gallerista (o di più galleristi) difficilmente un artista riesce ad ottenere una certa visibilità nel mondo dell’arte e a superare i confini di un ambito locale o di una cerchia ristretta cerchia di amici e conoscenti. Se poi l’artista riesce, nel corso del tempo, a lavorare stabilmente con più gallerie, la sua immagine ne risulta rafforzata sia presso i colleghi, che i critici e i collezionisti, contribuendo non poco a far circolare il suo lavoro.

Le mostre istituzionali

Le mostre nelle gallerie private hanno, quasi sempre, fini commerciali (cioè la vendita) e quindi i galleristi tendono a difendere e valorizzare sempre e comunque gli artisti che espongono e propongono. Valenza differente ha la partecipazione di un artista a mostre e/o manifestazioni di carattere istituzionale ( mi riferisco in particolare ad eventi quali la Biennale di Venezia, Documenta Kassel, ecc.), nelle quali non è l’artista a proporsi ma sono i curatori che scelgono l’artista da invitare. Queste manifestazioni sono periodiche (Venezia ogni due anni, Documenta ogni cinque) e sovente i curatori, di riconosciuta competenza e prestigio internazionale, cambiano ad ogni edizione. Quindi avere nel curriculum più partecipazioni a queste mostre significa che il lavoro dell’artista ha interessato, nel corso degli anni, più e differenti curatori. Tanto per fare qualche nome Michelangelo Pistoletto vanta ben cinque partecipazioni a Documenta Kassel: quindi la sua ricerca nel corso di venticinque anni ha interessato diversi curatori di diverse nazionalità, e continenti. Al contrario, in centoventi anni di esistenza, solo pochissimi artisti sardi sono stati invitati alla Biennale di Venezia ( tra gli altri Francesco Ciusa, Stanis Dessy, Antonio Mura, Aligi Sassu e, nel dopoguerra, Costantino Nivola, Maria Lai e Pinuccio Sciola). Questo è indicativo della selezione che viene effettuata per partecipare a queste importanti manifestazioni. Le mostre istituzionali sono quelle occasioni che propongono il lavoro dell’artista ad una platea molto vasta ed eterogenea, ogni edizione di Documenta viene visitata da circa 600 mila persone e quella di Venezia da circa 350/400 mila. Oltre ad essere frequentate da critici, direttori di museo, galleristi e grandi collezionisti, le mostre istituzionali più importanti godono anche di una risonanza mediatica a livello mondiale.

Il Museo

La destinazione finale più prestigiosa per l’artista è sicuramente il Museo. Quando le pubbliche istituzioni iniziano ad acquistare una o più opere di un determinato artista, significa che il lavoro viene riconosciuto come degno e meritevole di essere proposto alla vista di un pubblico più vasto e conservato per le generazioni future.

Anche in questo caso, quanti più musei, in diverse località e nazioni, acquistano una o più opere di un determinato artista, tanto più il suo lavoro e il suo linguaggio vengono riconosciuti come degni di apprezzamento, di studio e di riflessione. Talvolta alcuni artisti, spesso minori, si vantano di avere un nucleo di loro opere (il più delle volte donate dall’artista medesimo) nel tal Museo di provincia: essendo luoghi poco visitati e spesso chiusi, l’impatto di queste “operazioni” a livello pubblico è minimo. Differente ovviamente è il caso in cui i lavori dell’artista sono stati acquisiti ed esposti in importanti spazi pubblici noti a livello internazionale quali la Tate Modern di Londra, il Centre Pompidou di Parigi o il MoMA di New York. Questi musei sono visitati da milioni di persone ogni anno e avere un’opera esposta sotto lo stesso tetto ove sono esposti Picasso, Kandinskji, Warhol e Fontana dona un certo qual prestigio.

Fin qui in breve sintesi il “sistema dell’arte” individuato e definito da Achille Bonito Oliva. A distanza di quarant’anni, a mio parere, è necessario aggiornare la visione e aggiungere ad integrazione almeno due nuovi importanti “tasselli”: la cresente importanza del ruolo delle fiere d’arte, dei collezionisti e delle case d’aste.

Le fiere d’arte e i collezionisti

Oggi non bastano più le partecipazioni alle Biennali di Venezia e a Documenta o l’ingresso del lavoro dell’artista nei musei, serve anche avere visibilità nelle fiere dell’arte internazionale. Negli ultimi 10/15 anni le fiere sono diventate degli eventi molto importanti sia perché si sono diffuse a livello mondiale (praticamente ne esiste almeno una per ogni nazione), sia perché sono riuscite a coinvolgere un pubblico sempre più vasto e competente di collezionisti, curatori e direttori di musei. Oggi almeno una decina di queste fiere ( Basilea, Fiac a Prigi, Arco a Madrid, Freeze a Londra, Art Miami, New York, Hong Kong, ecc.) vedono la partecipazione delle più importanti gallerie e costituiscono anche un grande volano economico, sia per il volume delle vendite sia per il numero e la qualità dei visitatori, che in pochi giorni affollano gli stands espositivi. In alcune di queste fiere vengono persino organizzate delle pre-inaugurazioni (ad es. Art Basel) a cui vengono invitati solo i più importanti collezionisti al mondo, con un diritto alla prima scelta. Del resto alcuni di questi collezionisti hanno delle loro fondazioni che ormai hanno un’importanza museale, in questo modo capita spesso che all’apertura ufficiale le opere più belle (e spesso le più costose) sono già state vendute.

Le case d’asta

Warhol's Silver Car Crash Auctioned At Sotheby's Contemporary Art Auction

Da qualche anno, un artista per essere riconosciuto un grande artista , deve riuscire ad ottenere anche determinati riconoscimenti a livello economico quando le sue opere vengono battute nelle principali aste a livello internazionale. Sembra essersi imposto a livello internazionale il principio calvinista “Tanto costa tanto vale”.

Un contributo importante alla conoscenza del lavoro innovativo prodotto dagli artisti italiani del secondo dopoguerra è stato dato, circa dieci anni fa, proprio dalle case d’aste Sothebys e Christies, quando iniziarono a proporre a Londra le “Italian Sales”. L’approdo sul mercato internazionale fece conoscere a livello mondiale il lavoro di molti artisti italiani che fino ad allora era rimasto relegato in ambito nazionale e apprezzato da una ristretta cerchia di collezionisti e amanti dell’arte.

Queste aste non solo facevano conoscere ad un pubblico internazionale questi artisti ma contribuirono ad elevarne le quotazioni mettendole in linea con i colleghi stranieri che avevano svolto una ricerca analoga. Così in pochi anni le quotazioni di questi artisti hanno raggiunto e talvolta superato quelle dei loro omologhi stranieri. Si tenga anche presente che questi artisti italiani hanno ottenuto il loro record price ( così è stato per i vari Burri, Fontana, Manzoni, Boetti, Castellani, Rotella e per molti degli artisti dell’arte povera, Pistoletto, Fabro, Paolini, Calzolari, ecc..) dopo l’esplosione della crisi economica del 2008, confermando la non corrispondenza tra finanza e mercato dell’arte: anzi spesso si nota che all’insorgere di una crisi finanziaria il mercato dell’arte si muove in controtendenza. Le aste talvolta, nel breve periodo, possono produrre anche delle anomalie di mercato, con giovani sopravvalutati con operazioni finanziarie a sostegno di alcuni artisti non ancora quarantenni. Queste eventuali storture e forzature vengono corrette nel medio-lungo periodo (come nella storia dell’arte) e queste meteore ritornano ad essere esplosioni di un momento.

Non deve comunque stupire questo legame tra fattori economici e arte: sono quasi mille anni che gli artisti inseguono oltre che la fama e la gloria, anche il denaro. Da Giotto (Scrovegni era un banchiere usuraio) in avanti i migliori artisti si sono messi a disposizione di papi, principi, re, banchieri e mercanti facoltosi. Il soldi hanno sempre fatto gola agli artisti: sono leggendarie le furibonde liti tra Michelangelo e Papa Giulio II per il pagamento degli affreschi della Cappella Sistina, con le prolungate sospensioni dal lavoro per i ritardati pagamenti. Il compenso percepito da Michelangelo per la Cappella Sistina è stato calcolato equivalesse a circa trenta miliardi di lire agli inizi degli anni 2000. Somma talmente elevata, investita da Michelangelo in case e terreni a Firenze e dintorni, tanto che i suoi attuali eredi vivono ancora con i cespiti degli investimenti fatti dall’artista 600 anni fa. La storia dell’arte annovera diversi di questi esempi.

Prima di concludere vorrei aggiungere un’ultima osservazione: studiando il percorso della storia dell’arte, intesa nell’accezione più vasta, si nota che lo sviluppo e l’egemonia artistica sono costantemente connesse al ciclo economico di una comunità, di una nazione e/o di una civiltà.

Comunità anche relativamente piccole, ma sempre influenti economicamente, imposero la loro arte e i loro artisti: si pensi solo ai comuni e alla signorie in Italia, poi alla Chiesa e al Papato. Alla Spagna dopo la scoperta dell’America, al secolo d’oro olandese, all’arte francese e a quella inglese sviluppatasi con l’espansione e l’affermarsi della rivoluzione industriale e dell’impero. Per arrivare alla storia più recente con l’inizio del ‘900 ove l’Europa e l’arte europea erano ancora centrali (Parigi soprattutto, ma anche Monaco) e il trasferimento, dopo la seconda guerra mondiale, negli Stati Uniti (e significativamente a New York) come primario centro dell’arte.

L’egemonia degli USA è durata 50/60 anni e, dopo il 2000, nuovi soggetti e nuove realtà economiche si sono affacciate sulla platea internazionale: in modo particolare la Cina e l’India. Se queste nazioni saranno veramente le potenze economiche di questo nuovo secolo, molto probabilmente dovremo guardare ad esse, assumere nuovi linguaggi per comprendere e decifrare l’arte del XXI secolo.

Giorgio Viganò

Bibliografia

Achille Bonito Oliva “Il sistema dell'arte”- De Domizio, Roma 1976

A. Dal Lago, S. Giordano “L'artista e ilpotere, episodi di una relazione equivoca” - Il Mulino, Bologna 2013

Walter Santagata “ Simbolo e merce” - Il Mulino, Bologna 1998

Angela Vettese “ Investire in arte” - Il Sole 24 Ore, Milano 1991

Angela Vettese “Capire l'arte contemporanea” - U. Allemandi, Torino 1996

Andea Villani “ Arte potere mercato” - Franco Angeli, Milano

Lezioni Aperte, corso pubblico d’arte contemporanea”: un ciclo di incontri, liberi e gratuiti, rivolti ed aperti a tutti, senza restrizioni dovute all’età o al titolo di studio. Non è richiesta iscrizione. E’ consigliabile, ma non necessario, partecipare a tutti gli incontri, ma si può scegliere di assistere anche ad una sola lezione.

Le lezioni, tenute dai docenti della scuola e da visiting professor, si terranno ad Iglesias, presso la sede della Scuola Civica Arte Contemporanea, nelle Ex scuole al II° piano in P.zza San Francesco.

Sabato 13 Ottobre, ore 17,00 – 19,00. Conoscere l’arte contemporanea: storia, codici e linguaggi specifici. 

Sabato 27 Ottobre, ore 17,00 – 19,00. Capire l’arte contemporanea: un percorso tra psicofisiologia estetica, teoria della percezione e antropologia.

Sabato 10 Novembre, ore 17,00 – 19,00.  Come funziona il sistema dell’arte: artisti, critici, curatori, gallerie, fiere, musei, collezionisti.

Sabato 24 Novembre, ore 17,00 – 19,00. Storia dell’arte: Avanguardia, moderno, post-moderno e contemporaneo.

Sabato 15 Dicembre, ore 17,00 – 19,00.  Arte contemporanea in Italia: Ultime tendenze dell’arte d’oggi e di domani.

Sabato 12 Gennaio, ore 17,00 – 19,00.  L’arte che cambia il mondo: dalla smaterializzazione dell’opera alla New Genre Public Art.

Sabato 26 Gennaio, ore 17,00 – 19,00.  Arte contemporanea in Sardegna: incontro con l’artista Alessandro Biggio.